P.A. Renoir, "The Rowers' Lunch" (dettaglio), 1875


Per non "ripetere"

ripetere

Rispondo ad un argomento frequentemente proposto nelle Vostre mail, gentili naviganti. Il tema che spesso mi č stato proposto č quello della continua ripetizione sia di situazioni sia di eventi che apparentemente sembra impossibile fermare. Modi di relazionarsi, situazioni di sofferenza, esperienze di lavoro e di crescita fallimentari che si ripropongono continuamente sempre nello stesso modo, e che, apparentemente in modo paradossale, pių sono portatrici di sofferenza pių sono percepite come seduttive. Seguendo un principio molto antieconomico, la mente, di fronte ad eventi traumatici, non si sottrae quando questi eventi si ripresentano, ma, al contrario, li riaffronta nella speranza di poterli dominare, questo maggiormente se questi eventi ed esperienze traumatiche si sono verificate durante il periodo dell'infanzia, quando era concretamente impossibile padroneggiarli. Per fare un esempio, una persona maltrattata durante l'infanzia dai genitori o da qualche figura vicina e molto importante nella sua crescita, č molto probabile che possa scegliersi un partner violento, proprio per ripetere l'evento, e poterlo quindi "finalmente" padroneggiare. Questi tentativi non hanno l'esito di "risolvere" il trauma, e proprio per questo continuano a ripetersi come all'infinito. Ovviamente questo non č irrimediabile: attraverso un'elaborazione del trauma e dell'impotenza vissuta durante il trauma, nonchč dei sentimenti di rabbia e di lutto associati, č possibile lasciarsi il passato alle spalle, senza doverlo pių ripetere nel tentativo di dominarlo, aprendo cosė a se stessi nuove strade da percorrere nella vita meno dolorose e pių piacevoli.

Luca Saita

        

Torna agli articoli