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Aprile 2013: Alta Psicologia intervista il Dott. Saita

 

 

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http://altapsicologia.blogspot.it/2013/04/intervista-luca-saita-psicologo.html

Intervista a Luca Saita, Psicologo, Psicoterapeuta: non esistono persone “malate” ma solo “storie malate”.

 

Cosa l’ha spinta ad intraprendere la sua professione?
Il primo libro che lessi di psicologia fu “Psicopatologia della vita quotidiana”, di Freud. Questo libro lasciò una grande impressione dentro di me, per la considerazione che mentre tutti noi viviamo la nostra vita, dentro di noi parallelamente scorre un’altra vita dettata dall’inconscio, che per certi versi è forse più importante e determinante della vita che viviamo esteriormente. Questo comporta tutta una serie di risvolti e considerazioni sulla vita “normale” e sui meccanismi  “patologici” della vita stessa. L’interesse che nacque dentro di me per tale lettura, mi ha spinto a lavorare affinché ogni persona possa  trarre il meglio dalla propria vita e sviluppare le proprie qualità.
Cosa le ha insegnato umanamente e professionalmente, il contatto con i pazienti?
Il contatto con i pazienti mi ha insegnato, umanamente, che ogni persona è un mondo ed è degna di rispetto e considerazione, e che non esistono persone “malate” ma solo “storie malate”, professionalmente, che l’inconscio è molto potente, e che spesso le persone sono così possedute da questo che a volte non ce la fanno nemmeno a scegliere di curarsi per stare meglio.
Cosa cercano oggi i pazienti che si rivolgono ad un terapeuta?
Quello che io sto verificando è che i pazienti spesso cercano un aspetto di solidità interiore. In questa società così “liquida” come  l’ha definita Bauman, è essenziale avere un’eccellente solidità interiore. Quando questa solidità manca, per tutta una serie di motivi, ecco allora che si può incorrere in sintomi e difficoltà. La risoluzione dei sintomi e delle difficoltà spesso passa proprio dal trovare una grande solidità interiore, questo attraverso una definizione e comprensione degli aspetti della vita che hanno fatto sorgere dei punti “deboli”.
In quali modi la tecnologia sta cambiando il suo lavoro?
Quando nel 2005 ho aperto un mio sito internet, ancora la psicologia non aveva familiarizzato molto con la tecnologia. Personalmente ritengo che è stata  invece una grande chance (intesa in senso francese di “fortuna”) per le persone trovare una finestra tecnologica sul mondo per poter capire, per poter interagire e per potere chiedere. Il primo paziente che mi contattò tramite internet venne addirittura dall’Albania, da Tirana, perché non riusciva a trovare un professionista nel luogo dove viveva. Successivamente ho ricevuto richieste da tutta Italia, e per me questa è stata un’esperienza molto appagante, quella cioè di pensare che grazie alla tecnologia si è potuto instaurare un rapporto positivo e propositivo con le persone. In questo senso mi sento debitore verso la tecnologia.

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