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La difficoltà di costruire in un mondo borderline: cinque consigli dal @DottorSaita

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Il linguaggio comune si è riempito di termini tecnici di tipo psicologico-psichiatrici che le persone usano ma di cui effettivamente ignorano il significato. Uno di questi è “borderline”. Inizialmente questo termine veniva usano per definire condizioni mentali che si trovavano in una zona più o meno indefinita tra la nevrosi (cioè una condizione di conflitto interiore) e tra la psicosi (cioè la perdita di contatto con la realtà).

Una condizione di nevrosi è una condizione mentale molto comune, per certi versi quasi auspicabile: significa che nella mente di una persona parti diverse sono in confitto l’una con l’altra. Questo sta a significare prima di tutto, che queste parti esistono, ed è questa la cosa sana.

Viceversa, la psicosi è caratterizzata da una totale o quasi perdita di contatto con la realtà, laddove non è possibile rintracciare all’interno della mente di una persona parti che possono dialogare tra di loro, in quanto si è verificata una frammentazione tale della mente, che ne compromette il funzionamento. Questa è una condizione molto grave che porta, diciamolo pure, alla pazzia intesa come tale.

Di fronte a pazienti che non rientravano specificamente in queste due categorie, è stata creata la categoria “borderline”, cioè di “confine”. Come a dire la categoria dei “confinanti”. Questi confinanti non è che abbiano perso il contatto con la realtà, anzi riescono a comprenderla e a viverla. Tuttavia, è come se alcune parti della mente (che si può intendere anche come ) non si siano sviluppate, quindi manca un confronto interno a livello di pensiero sulle azioni che compiono e sui risultati che queste possono avere.

Freud è stato il primo a definire quelle che sono le parti basiche della mente di una persona: l’Io, che è la parte razionale e cosciente della persona, l’Es che è la parte pulsionale dei desideri di una persona e il Super-Io, che è la parte che integra le leggi morali e i divieti. La grandezza di Freud è stata quella di riuscire a riassumere in modo così basico il funzionamento della mente di una persona.

In una condizione normale, di fronte ad una scelta da compiere, la mente si riunisce come se fosse un piccolo parlamento, e ascoltata ognuna delle parti, delibera sul da farsi. In questo senso Freud diceva che l’Io è servo di tre padroni: l’Es, il Super-Io e la realtà. Infatti, in ogni decisione da compiere, è un bene tenere conto sia dei propri desideri, sia delle leggi morali, sia del riflesso di una possibile scelta sulla realtà esterna. Un Io sano, tiene conto di tutto ciò e alla fine giunge ad una scelta.

Cosa succede tuttavia, se una parte di queste manca?

Se manca l’Es, cioè la parte dei desideri e delle pulsioni, la persona segue le leggi morali diventando una specie di robot. Tutti i disturbi di tipo ossessivo-compulsivo, i sintomi di controllo, le ipocondrie prendono radici in questa mancanza, più o meno grande dell’Es.

Se manca il Super-Io, si ha come risultato un individuo infantile che segue solo i propri desideri, senza tenere conto delle leggi, degli altri e della realtà.

Diamo per scontato che non può mancare la realtà, né l’Io stesso, in quanto altrimenti si avrebbe uno stato di psicosi.

Se una volta il grave problema, diciamo ai tempi di Freud, era che le persone avevano un Super-Io enorme, e quindi sviluppano dei sintomi nevrotici di tipo ossessivo, attualmente il problema maggiore è che si sta sgretolando il Super-Io, quindi le persone si ritrovano a fare i conti con un’Es che non può più essere contenuto e che sfocia in sintomi di tipo borderline: incapacità di restare nel proprio ruolo (la ultimamente famosa questione del “padre” assente, ma non solo), necessità di ricorrere a uso di sostanze per accontentare un Es sempre più incontentabile, incapacità di prendere degli impegni a lungo termine (fallimento dei matrimoni, dei progetti, mondo sempre più precario).

Mancando un Super-Io si verifica anche un impoverimento dei rapporti umani, laddove l’altro è visto solo come un mezzo per accontentare il proprio Es, quasi scadendo in una vera e propria sindrome da “The wolf of wall street”, laddove tutto è usato e strumentale al soddisfacimento dei propri desideri, costruire è solo fatica e godere è l’unico “dovere” da seguire.

In questo mondo così instabile è un bene prendere precauzioni per chi voglia avventurarsi nell’impresa adulta di costruire:

  1. Cercare di individuare le persone borderline, e nei limite del possibile, evitare di intraprendere con queste relazioni, affari, impegni di qualsiasi tipo. Il risultato è scontato altrimenti: si andrà incontro a cocenti delusioni di tipo affettivo e relazionale e si perderà molto tempo prezioso della propria vita
  2. Cercare di leggere il “curriculum” di una persona in termini di stabilità: quanto la persona che abbiamo davanti è stata in grado di portare avanti un progetto in modo stabile nella sua vita? Qual è stata la sua capacità massima in termini di tempo di sopportare una frustrazione?
  3. Non cadere nella tentazione di cambiare l’altro o di illudersi che questa volta cambierà: chi è instabile porterà sempre la sua instabilità con sé travolgendo tutto e tutti
  4. Non farsi coinvolgere dalla fretta altrui: soprattutto chi propone affari, relazioni, matrimoni e fa tutto questo di fretta, sta nascondendo la propria fragilità. Date tempo al tempo e in questo modo scoprirete davvero chi avete di fronte a voi.
  5. Diffidate sempre delle persone seduttrici: chi sta cercando di sedurvi sta preparando il campo per fare uso di voi, imbrogliarvi e ricavarne qualche utile. Rivalutate chi è umile e paziente: questi sono tesori sempre più rari.

@DottorSaita #psicologo #roma

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