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Perché questa è l’epoca del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) @DottorSaita

visconte-dimezzato

Sempre più persone mi chiedono una psicoterapia per disturbi di tipo ossessivo compulsivi, i cosiddetti “DOC”. Personalmente odio le sigle e le etichette, perché, come diceva un grande terapeuta come Minuchin bisogna rileggere le sofferenze in termini umani per aiutare le persone. Come clinico chiamo il disturbo ossessivo compulsivo come la sindrome del visconte dimezzato.

Questa psicopatologia, infatti, si manifesta quando una persona si trova ad essere divisa tra l’essere buono o cattivo. Perché tuttavia sempre più in questa epoca si manifesta questo disturbo?

Uno dei fattori può essere sicuramente rintracciato nel sempre maggior numero di separazioni e divorzi familiari. Non che una separazione sia di per sé sufficiente, ma per chi lavora o ha contatti con famiglie separate è chiaro come nei casi di separazione spesso le famiglie sviluppino una polarità di divisione tra buoni e cattivi.

Questa divisione e visione del mondo in buoni e cattivi (magari chi ha lasciato e tradito contro chi è rimasto) fa sì che i figli si ritrovino a vivere e viversi in questa polarità: tentano allora di diventare buoni, e il problema è che non ci riescono. Ma visto che diventare “cattivi” significherebbe passare dalla parte del torto, allora sviluppano dei profondi conflitti interiori, che si sfogano e catalizzano attraverso i disturbi ossessivi (ossessioni mentali) o compulsivi (comportamenti che vanno ripetuti) che fungono da espiazione.

Questo fenomeno, che può accadere anche in famiglie non separate, quando tra i genitori c’è un buono e un cattivo, è sicuramente aiutato dai tanti casi di separazione, che per loro stessa natura tendono a creare due schieramenti (le due famiglie separate) dove è più facile che si cada in questa polarità.

@DottorSaita #psicologo #roma

Ascolta l’intervista di Radio Cusano Campus a cura di Annalisa Colavito su questo articolo:

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5 Comments

  • Anonima

    Beh, io ho il doc e non ho i genitori separati. Ma magari Lei intende un concetto di “separazione buono-cattivo” più ampio.
    Mi piacerebbe risolvere la mia patologia, spero che l’ISTDP o altre “nuove” tecniche disponibili presso il centro EFP possano giovarmi. Altrove non ho trovato benefici e non ho intenzione di spendere più altri soldi inutilmente. La terapia cognitivo comportamentale, che io ridurrei essenzialmente alla forza di volontà, la si può praticare senza spendere soldi. Sarebbero, a mio parere, soldi buttati. In rete e sui libri c’è tutto quello che occorre sapere per resistere agli impulsi del doc. Che poi sia facile fare resistenza e risolvere il disturbo è un altro paio di maniche. Perché uno potrà anche a fatica resistere, ma se in lui c’è questa cosa, uscirà da un’altra parte o in un altro momento. Sarebbe bello andare alla radice ma senza fare i classici percorsi freudiani o junghiani che durano anni senza sortire gli effetti sperati. Anche se, a dire il vero, l’approccio psicodinamico junghiano mi affascina certo di più della TCC. La strategica non mi interessa.
    Cerco spesso notizie nuove sul doc ma in Italia trovo più che altro articoli di psicologi che mi spiegano cose che già so. Non si trovano soluzioni nuove. Attualmente, l’unica persona da cui sento cose nuove (nuove per me) e che mi parla anche di scientificità (credo una rarità, fatta ad eccezione per la TCC!) è la dottoressa che fa capo al centro citato sopra. Spero davvero di trovare soluzione al mio problema. Grazie per l’attenzione.

  • Dottor Saita

    Salve, si certamente mi riferisco ad una polarità buono/cattivo più ampia, per come la intende Valeria Ugazio, che è una delle massime esperte italiane, di cui le consiglio il libro: “Storie permesse, storie proibite. Polarità semantiche familiari e psicopatologie”. Per come dice la Ugazio la persona che sviluppa sintomi ossessivi compulsivi cerca di essere “buona” ma non ci riesce; in questo senso a mio avviso la comprensione va data alla difficoltà di esprimere contenuti aggressivi che spesso vengono vissuti come qualcosa di negativo in assoluto. Sicuramente questo può accadere anche in famiglie dove non vi sia una separazione dei genitori, quello è sicuramente uno degli scenari possibili. Sperando di esserle stato utile, i miei migliori saluti, Luca Saita

  • Anonima

    Grazie molte per la gentile e tempestiva risposta. Onestamente, non so quanto quel libro possa essermi utile, io cerco risposte concrete, azioni da compiere per venirne fuori nel tempo più breve possibile, risposte che non ho mai trovato, non ipotesi causali o altre elucubrazioni mentali che mi farebbero perdere ulteriormente tempo senza ridurre di una virgola i miei sintomi.

  • Dottor Saita

    Questo si può fare attraverso una psicoterapia chiaramente, la sua domanda sembrava più di curiosità intellettuale. Se lei ha già provato psicoterapie che non hanno funzionato bisognerebbe capirne il motivo.

  • Anonima

    Grazie per lo scambio.
    Credo che, al di là di una sicura mancanza da parte mia, i tipi di terapie da me provati siano limitati e non risolutivi. La psicodinamica, benché carina ai miei occhi, si limita a parole che non curano i sintomi. La stessa terapeuta mi disse che, per sua esperienza, il doc si cura anche con i farmaci, che io vorrei evitare. Mi aveva parlato anche di ipnosi, questa poteva essere una strada, forse, ma non so se risolvente o semplicemente “rilassante”. La TCC invece si basa sul resistere agli impulsi, questo uno lo può fare anche da solo ed inoltre non va di certo a curare il disturbo alla base. Non so, ad oggi, se non troverò sollievo nelle tecniche e nel centro citato sopra non saprei a chi altro rivolgermi. Non so come operi l’approccio sistemico per il doc ma non sono così fiduciosa. Grazie per l’attenzione.

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