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Sintomi, diagnosi e storia

Sintomi, diagnosi e storia

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Attacchi di panico. Ansia. Depressione. Questi sono alcuni tra i termini che sono ormai più di uso comune nel linguaggio parlato. Sia nelle riviste più o meno specializzate, che nel linguaggio dei mass media si è insinuato questo linguaggio “dei sintomi”. Ad un sintomo corrisponde una diagnosi, ad una diagnosi corrisponde una terapia. Nel mercato del marketing delle terapie più o meno mirate alla soluzione/risoluzione di sintomi, si cela a mio avviso un grave rischio. Quello di trascurare la storia delle persone.

Per storia intendo la storia personale, la storia familiare, e la storia sociale. Lo scollamento dei sintomi dal contesto in cui nascono, porta ad interpretarli invece come dei “segnali” per qualcosa che “va ascoltato”, come un qualcosa di misterioso e sbagliato che va eliminato. Questa società della perfezione non ammette nè debolezze nè errori: molteplici sono adesso anche gli interventi di natura “estetica” che vengono praticati per perfezionare quel qualcosa che di imperfetto che c’è in noi.

Ma se nel corpo si può anche agire togliendo ciò che c’è di sbagliato, nella psiche non penso sia così: non si possono togliere i sintomi senza dar loro voce, quella voce che chiede con tanta insistenza di essere ascoltata. Non è possibile un lifting dell’anima; ecco che allora è di cruciale importanza considerare i sintomi e la diagnosi alla luce di una storia, una storia che merita di essere accolta e capita. Una storia che ascoltata possa finalmente smettere di parlarci anche attraverso i sintomi, e che ci accompagni come una base solida per il futuro.

@DottorSaita #psicologo #roma

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