E’ normale in fasi della vita critica pensare che il suicidio possa essere un rimedio a tutti i mali. Soprattutto per chi ha subito un forte trauma, delusione, lutto, perdita di una persona o del lavoro, insomma per chi è reduce da una vera e propria catastrofe sentire dei sentimenti negativi che spingano in quella direzione.

La migliore medicina in questi casi è di non chiudersi, ma di cercare aiuto esterno: negli amici, nei parenti, in chiunque possa offrire conforto e protezione. Per questo motivo parlare con uno psicologo può essere di vitale importanza, perché esprimere le proprie emozioni aiuta a calmare il dolore e la sofferenza, e pensare in due aiuta a vedere e a trovare soluzioni a cui prima non si aveva pensato.

Nei grandi lutti della vita, così difficili da sopportare, la vicinanza dell’altro è senz’altro la miglior medicina, in grado di curare l’anima, e di impedire che i pensieri suicidari possano trasformarsi in una progettazione vera propria.

Chiedi aiuto e non ti chiudere

E’ il miglior consiglio da dare in queste situazioni. Per quanto possa sembrare assurdo e difficile, a volte anche una parola giusta può aiutare a stare meglio. Invece il suicidio porta solo alla morte e lascia molta sofferenza a chi resta, soprattutto a chi avrebbe voluto dare una mano e sente che non ha avuto questa possibilità. Abbiamo più amici di quanto pensiamo, più persone che ci vogliono bene di quanto si possa credere. Lo psicologo può aiutare a contattare dentro di sè nuove prospettive e a mettere nella possibilità di pensare a un nuovo futuro, dove il dolore possa lasciare spazio ad altri sentimenti.

 

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